Il chiodo non ha mai goduto di una bella reputazione perché da sempre è associato a cose un po’ grezze e di scarso valore.
Nonostante tutto, a volte serve e ancora oggi ogni negozio di ferramenta ne è fornito.
Da bambino giocavo con i pezzi di legno che trovavo in falegnameria e appena riuscii ad impugnare un martello, cercai anche dei chiodi da piantare. Sotto ad uno dei due banchi da lavoro c’era una scatola di legno colma di chiodi usati che mio padre metteva lì, in attesa di disfarsene insieme al ferrovecchio.
In realtà non è facile buttare una manciata di chiodi storti: devi assolutamente evitare di lasciarli in giro perché bucano le ruote delle auto e delle biciclette. Cosicché metterli in un barattolo o una scatola sembra essere la cosa più saggia.
Ora non ricordo se fu mio padre a suggerirmi di prendere quelli usati per non “sprecare” quelli nuovi o se fu tutta mia la scelta di preferire la cassetta dei chiodi storti.
Non nego di essermi servito, in più di una occasione, anche dei chiodi nuovi che potevo prelevare “con parsimonia” dallo scaffale lì vicino, ma la scatola dei chiodi usati aveva tutta la mia simpatia.
Non pensare però che raddrizzare un chiodo sia una operazione banale: prendi due martelli, uno più grande da usare piatto a terra come incudine e uno più piccolo per picchiare sul chiodo.
Prendi il chiodo, lo appoggi al martello grosso e lo ruoti con uno o due dita affinché la curvatura sia sollevata nel modo più giusto. Poi devi imparare a non colpire le dita che tengono in posizione il chiodo storto: se sei bravo, con tre o quattro colpetti ben assestati il chiodo è come nuovo, ma se sbagli il colpo, ti gira tra le dita e ti farà anche un po’ male.
Suppongo che il mio primo lavoro manuale sia stato quello di raddrizzare i chiodi che mi servivano per costruire i miei giochi di legno.
Si dice che i vecchi tornano come i bambini, sarà per questo o perché ora ho più tempo, che ho ripreso a conservare i chiodi usati e a raddrizzarne qualcuno all’occorrenza.